martedì 5 dicembre 2017

il fior fiore dell'autunno: laghi di Plitvice, e luce d'ottobre

*in sottofondo questa canzone: The Water*

Quest'anno che volge al termine non è stato dei più semplici, facili e sereni. 
Ma c'ho fatto un po' il callo e se c'è una cosa che ho imparato in questi anni è l'importanza di concentrarsi su ciò che di bello comunque accade per distrarsi dai problemi e difficoltà.

Quest'anno che volge al termine per esempio ci ha visti a zonzo più di quanto potessi sperare.
La prima valigia l'abbiamo fatta il due gennaio e siamo saliti su un treno-notte per Vienna. Ci siamo portati appresso anche la febbre, ma questi sono dettagli trascurabili di fronte ai quadri di Klimt, o davanti ad una fetta di Sacher.
Abbiamo continuato a riempire e svuotare valigie ad un ritmo che è molto vicino a quello dei miei sogni da viaggiatrice, ma soprattutto ho realizzato alcuni dei miei sogni che stavano da un po' nel cassetto, quello con l'etichetta "viaggi e posti da vedere".
Per ogni stagione u viaggio.
Dopo l'inverno a Vienna in primavera siamo stati in Portogallo, (e questo richiederebbe una decina di post per essere raccontato.)
Abbiamo salutato l'estate dal Gargano, e mi sembra siano passati tre giorni invece che tre mesi.
E poi s'è fatto autunno e agli imprevisti che la vita m'ha messo di traverso per l'ennesima volta ho rubato un paio di giorni per andarcene a qualche centinaio di chilometri da qui oltre confine.






Destinazione Laghi di Plitvice, nella mia wish list da un pezzo ormai. 
Era da tanto che ci volevo venire.
Ho rimandato ed aspettato, fino a questo autunno.
Un paio di giorni luminosi, il sole tiepido di fine ottobre, le foglie gialle, e rosse, e dorate.
I mille riflessi sull'acqua, le cascate ripide e la barca silenziosa sul lago calmo.
Aspettare a volte è la cosa migliore da fare.

Se dovete andare a Plitvice, aspettate pure voi. 
Aspettate che sia autunno. 
Poi tornateci pure, eh, più volte anche. Io ora vorrei ritornarci in tutte le stagioni, ovviamente.
Ma cominciare dall'autunno è stata senz'altro la scelta migliore.
Per la luce che solo l'autunno sa avere.
Per i colori che solo l'autunno sa dare.
Per il calore con cui solo l'autunno ti sa avvolgere.

Ma soprattutto per il perfetto equilibrio tra spazio, tempo e persone.
Gente ce n'è, ma non come in estate, quando, complici spiagge e isole, la Croazia credo veda triplicare il numero dei suoi abitanti, che ovvio, passano anche di qui. 
La temperatura e le ore di luce permettono di vedere ancora tutto il parco, che viene invece chiuso per metà da inizio novembre. 
Noi ci siamo presi comunque tutto il tempo di visitarlo in due giorni, ma non abbiamo fatto l'itinerario completo da 18 km (avevamo pur sempre due bambini con noi, gran camminatori, ma pur sempre bambini, e il sole alle 4 tramontava).
Ci sono comunque vari itinerari e combinazioni di percorsi, potete vederli sul sito del parco. 
Non mancate di farvi un giro con la barca sul lago, perchè merita.
E prendetevi tutto il tempo di passeggiare nella zona dei laghi superiori: a me è quella che è piaciuta di più. 
Mettetevi nello zaino il necessario per farvi due panini: scegliete il posto, sedetevi e godetevi uno dei picnic più scenografici della vostra vita (noi il secondo giorno l'abbiamo fatto seduti ad un tavolo vicino al molo delle barche, sotto un grande albero che ci ricordava tanto il Platano Picchiatore.)
Lasciate andare lo sguardo, restate a bocca aperta di fronte a certe imponenti cascate, tenetevi per mano quando passeggiate sulle passerelle di legno, e non parlate quando passate vicino alle cascate, perchè non vi sentirà nessuno, tanto è forte il rumore dell'acqua.
Riempite la macchina fotografica di immagini e gli occhi di natura, bellezza e pace.
Proprio qui, dove una delle ultime guerre di questo vecchio continente ha avuto inizio. 
Sembra quasi impossibile da credere. 
Ed è impossibile da dimenticare. 





































Now deeper the water I sail
And faster the current I’m in
That each night brings the stars
And the song in my heart
Is a tune for the journeyman’s tale
The water sustains me without even trying
The water can’t drown me, I’m done
With my dying
Now the land that I knew is a dream
And the line on the distance grows faint
So wide is my river, the horizon a sliver
The artist has run out of paint
Where the blue of the sea meets the sky
And the big yellow sun leads me home
I’m everywhere now, the way is a vow
To the wind of each breath by and by
(The Water-Johnny Flynn)


mercoledì 29 novembre 2017

trenta dì: novembre

trenta dì conta novembre,
con april giugno e settembre,
di ventotto ce n'è uno, 
tutti gli altri ne han trentuno.

Istantanee di attimi, luci, colori e sapori che scandiscono il tempo dei mesi che si rincorrono l'un l'altro.

 (la colonna sonora di questo novembre è qui, accendete la casse, e felice ascolto)

Credo che tornare indietro sia molto meglio che starsene fermi, a volte. 
A volte ci si stufa, si cerca qualcosa di nuovo, ci si allontana da dove si è partiti. 
Poi ci si guarda indietro, e ci si accorge che tutto sommato, in fondo in fondo, a ben guardare, non era poi così male, lì dove eravamo. 
E così, per l'ennesima volta in questi ultimi due anni, cerco di tornare qui. 
A questo polveroso e assopito blog. 
Riapro le finestre e faccio entrare la luce in queste stanze fatte di parole e immagini.
Ricomincio da qui, dai racconti di quel che accade tra le quattro mura dei miei giorni. 
Giorni semplici, spesso fatti di niente, vissuti con lentezza, cercando di cogliere attimi di bellezza e angoli di luce in mezzo a tanti quotidiani grovigli.
Riparto dai trenta dì di novembre.

Un novembre più luminoso e tiepido di quanto mi aspettassi. 
Le tante ore passate all'aperto, nonostante le giornate sempre più corte.
Le tante ore passate in mezzo ai bambini, in mezzo alle foglie dorate, in mezzo al fango appiccicoso.
Casavecchia a far di nuovo da cornice, ad un quadro nuovo che sto ancora dipingendo.
Un bosco di pianura a far da pareti alla nuova me che sto ancora cercando di costruire.





E le pareti di questa casa, che sento finalmente mia. Mio rifugio, mia tana, mio riparo.
Dove ad ogni angolo trovo pezzi di me, dove ogni angolo racconta qualcosa di me, a ritroso nel tempo, fin da quando ero bambina.
Queste stanze, che a volte assomigliano più ad un'officina creativa, ad un laboratorio, ad una ludoteca, che ad una casa.
Ma non potrei immaginarla diversa. E la sua luce, che entra forte al mattino dalle finestre ad est continua a conquistarmi ogni giorno e a farsi perdonare il suo non essere la casa dei miei sogni.






La lentezza dei pomeriggi passati in casa, riordinando fili, aghi, perle e pensieri.
Con la musica di sottofondo, e una tazza sul tavolo sempre (Tè nero agli agrumi bentornato).
I compiti per casa, scoprire giorno dopo giorno con loro che crescono una nuova creatività. 
Giocare con numeri e parole, costruire un abaco (abbiamo una bravissima maestra di matematica), rispolverare il mio vecchio alfabetiere e provare un brivido, di nostalgia e tenerezza. (avevo una bravissima maestra pure io).










E per finire il giro delle stanze in cui ho abitato questo novembre, la cucina. 
Dove il sole entra da mezzogiorno e alle quattro già accendiamo la luce.
Dove a volte entriamo alle quattro per la merenda e finiamo col restarci fino a cena.
Dove il forno acceso manda profumo di cose buone, quando l'ispirazione c'è (questo novembre il premio piatto del mese va alle crespelle di galettes con ripieno di zucca e formaggi).
Dove a volte mi sembra di incantarmi come un  disco rotto, sempre sullo stesso punto: un ritornello di lavastoviglie da riempire e svuotare, di spese da riporre tra frigo e dispensa, di cene da inventare e di pavimenti da spazzare a fine giornata.
Ma poi, quando la stanchezza stantia e molesta passa (di solito un bicchiere di vino e un po' di buona musica aiutano), mi ricordo sempre di quella frase che suona più o meno così: le brave mamme hanno pavimenti appiccicosi, piatti sporchi e bambini felici.
Ora il pavimento appiccicoso ammetto di avere ancora qualche difficoltà ad accettarlo, ma per i piatti per fortuna c'è la lavastoviglie. 








E così tra polpette di fango e merende sul tavolo della cucina, anche novembre è finito.
E nell'aria inizia già a sentirsi profumo di zenzero e cannella.
Dicembre è alle porte.
Aspetto che bussi, per offrirgli una tazza di tè. Agli agrumi, ovviamente.






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